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The Brand Dispatch

Aprile 2024

   Olimpiadi di Parigi. Il gesto olimpico dell’artista.

L'artista Ugo Gattoni, che ha precedentemente lavorato con marchi di lusso come Cartier ed Hermès, è stato incaricato dal Comitato Olimpico Internazionale di dare un’immagine alle Olimpiadi di Parigi 2024 che inizieranno tra pochi mesi.

Gattoni ha trascorso più di 2.000 ore sui poster, arricchendoli di dettagli in stile di Dov'è Wally?. Da un lato l’estrema minuzia di particolari realistici, inclusi tutti gli eventi dei tornei e altri emblemi che richiamano i Giochi, come il logo di Parigi 2024 e le mascotte di Phryges. Dall’altro la visionarietà dell’artista ha trasformato il paesaggio urbano in una scena fantastica, dove la capitale francese viene connessa a uno specchio d’acqua. Il mare “parigino” rappresenta Marsiglia dove la torcia olimpica arriverà in barca prima che la staffetta la porti a Parigi, mentre l'onda simboleggia l’isola di Tahiti che ospiterà alcuni eventi. Joachim Roncin, responsabile del design di Parigi 2024, sottolinea che desiderava coinvolgere un artista con un processo puramente artigianale.

Da qui sorge spontanea una domanda: sarebbe riuscita la AI a creare qualcosa di simile? Simile probabilmente sĂŹ, uguale sicuramente no.
Quello artistico resta un processo che non è virtualmente simulabile.

   AAA(I). Cercasi addestratore vocale.

Ogni giorno vengono pubblicati centinaia di annunci con richieste di lavoro legate alla AI. Diversi riguardano la figura di “addestratore” di assistenti vocali. Fino a qualche anno fa c’erano solo due grandi ecosistemi: Amazon con Alexa e Google con Google Assistant. Oggi ci sono svariati operatori terzi che possono disegnare nuovi sistemi vocali a cui dare funzioni sempre più utili e innovative. Quelle che nel mondo di Alexa si chiamano skill e in quello Google si chiamano action.

Come nasce un’intelligenza vocale? Il primo step è definire gli obiettivi che si vogliono ottenere e quindi il tipo di applicazione da progettare. Successivamente si va a definire il Conversation Design, ovvero la mappa di tutte le possibili ramificazioni, di tutte le possibili azioni che l’utente può fare all’interno dell’app vocale, con i relativi dialoghi e infine, la fase finale, quella dell’implementazione tecnica vera e propria.

Il compito di un addestratore può essere quello di ripetere centinaia di volte parole e frasi. Gli può essere richiesto di scandire piano, di parlare velocemente o dire la stessa cosa con diverse intenzioni. Gli speaker vengono spesso ingaggiati sulle piattaforme di recruitment come Upwork, ma per questioni di privacy delle aziende terze non sempre sanno come verrà utilizzata la loro voce.

Se già il lavoro del doppiatore può sembrare un’esperienza un po’ estraniante, regalare la propria voce a un’intelligenza artificiale che ancora non si sa bene “cosa farà da grande” possiamo considerarlo uno dei nuovi mestieri tra i più imprevedibili, sfidanti e ad alto rischio.

   Peachaus Naked Talks. “Immagina il tuo pubblico in mutande”.

Peachaus, nuovo brand inglese di vestiti e lingerie, ha come mission quella di aiutare le donne a sentirsi a proprio agio nella propria pelle e ad avere il coraggio di essere loro stesse nella vita di tutti i giorni.

Con l’iniziativa Naked Talk, Peachaus decide di comunicare il proprio posizionamento in modo provocatorio a partire da un’ansia piuttosto comune: quella del public speaking. Il consiglio che viene dato più spesso ai timidi oratori è di immaginare che il pubblico sia nudo e Peachaus lo prende alla lettera invitando quattro relatrici a parlare di fronte a un pubblico femminile vestito esclusivamente con la biancheria intima del brand. Un evento che punta ad aiutare le donne a trovare il coraggio per affrontare le situazioni scomode che affrontano e a "trovare la loro zona di comfort".

In collaborazione con un team di produzione interamente femminile dall’agenzia creativa indipendente DUDE London, il film ‘Naked Talks’ incoraggia le donne a non vergognarsi, per rivelarsi a un pubblico che sta facendo la stessa cosa: si sta spogliando dalle proprie paure. E nel frattempo aiuta il brand a farsi notare in vista dell’apertura del suo primo negozio fisico a Londra.

   The Southeast Asian Types. La tipografia è cultura.

Austroasiatic, Austronesian, Hmong–Mien, Kra–Dai, Sino-Tibetan sono alcune delle lingue ufficiali del Sud Est asiatico, tutte diverse tra loro anche nella scrittura. La regione geografica asiatica possiede infatti sistemi di scrittura molto complessi e diversificati, modellati dalle storie interconnesse ma uniche delle sue nazioni.

Lanciata da Further Reading, il braccio editoriale dello studio di design indonesiano Each Other Company, The Southeast Asian Types è un magazine che nasce per dare più voce, anzi più carattere alla tipografia di questa parte del mondo culturalmente molto disomogenea. L’obiettivo della rivista è quello di mappare la tipografia dell’intera regione, raccogliendo tutti i caratteri, le conversazioni e i resoconti che ne spiegano anche il contesto.

Il primo numero presenta un metodo per collegare le connessioni all’interno di questo ecosistema creativo, con l’obiettivo di evidenziare le diverse pratiche tipografiche del Sud Est Asiatico, in modo che possano prosperare anche in una sfera culturale globale.
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