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The Brand Dispatch

Maggio 2024

   Neuralink. Il pensiero che muove il mondo (digitale).

Elon Musk fa un passo da gigante nella neuroscienza con il suo ambizioso progetto di interfaccia cervello-computer.

L'obiettivo principale degli scienziati di Neuralink è quello di migliorare il controllo dei dispositivi digitali per le persone affette da tetraplegia attraverso un microchip impiantato nel cervello. Questo chip, che nella sua prima versione è stato chiamato Telepathy, è un dispositivo cerebrale che si basa sulla brain-computer interface (BCI), l’interfaccia cervello-computer che permette una comunicazione tra l’attività cerebrale e un qualsiasi altro device esterno.

A gennaio 2023 è stato impiantato il primo chip sull’uomo, aprendo le porte a un nuovo potenziale scenario, dove le persone che hanno subito un danno a carico del movimento, possono interfacciarsi al mondo digitale attraverso gli impulsi celebrali. Musk con questo progetto ci tiene a sottolineare il suo primo intento, quello di mettere sempre scienza e tecnologia nelle mani dell’uomo. Anche e soprattutto quando le mani, o qualsiasi altra parte del corpo, rappresentano un ostacolo per l’uomo stesso. 

   Essenziale. Cosa prendere e cosa restituire alla tecnologia.

Cosa significa ESSENZIALE oggi? A questa domanda cerca di rispondere il Wired Next Festival, il più grande evento italiano a partecipazione gratuita dedicato all’innovazione e alle tecnologie digitali, sapendo che oggi il concetto di essenziale è diverso, non solo da quello che era per i nostri genitori, ma anche da quello che era 4 anni fa.

Da una parte c’è la forza della natura, con i cambiamenti ambientali, le calamità naturali, la pandemia, dall’altra c’è la forza della tecnologia, l’intelligenza artificiale, l’innovazione al servizio della scienza. Due spinte in continua accelerazione che stanno cambiando alla velocità della luce il nostro modo di pensare, di lavorare e di vivere, a partire proprio dal significato che attribuiamo all’essenziale.

“Questa edizione del Wired Next Festival sarà il momento per ragionare sul reale valore dell’innovazione come strumento del progresso: civile, sociale ed economico. È necessario, infatti, considerare la tecnologia come un mezzo (e non un fine) che può darci un aiuto formidabile per raggiungere i nostri obiettivi. Ma che non definisce la nostra essenza, individuale e collettiva. Essenziale quindi significa: definire chi siamo, quale o quali società vogliamo costruire, come vogliamo farlo, e qual è il ruolo dell’innovazione che come sempre non sarà marginale”, afferma Federico Ferrazza, direttore di Wired Italia.

   Human Library. Prendere in prestito le storie delle persone.

Dai libri si scoprono storie, ma a volte dagli uomini si imparano storie ancora più interessanti.

Si chiama Human Library ed è la biblioteca vivente che ha avuto origine in Danimarca e oggi si è diffusa in molti Paesi. Prendere in prestito le storie di persone che appartengono a categorie più o meno emarginate o subiscono discriminazioni di qualche tipo è l’obiettivo di questo spazio culturale, che contempla diversi luoghi fisici come biblioteche, parchi o caffè. In questi appuntamenti i lettori scelgono da un catalogo di “libri viventi” una persona con cui poter conversare mezzora e a cui poter fare le domande più scomode proprio per superare i propri pregiudizi e imparare qualcosa di nuovo.

Il progetto Human Library non nasce semplicemente da un bisogno politicamente corretto di essere inclusivi, ma dalla consapevolezza che le storie più interessanti proliferano nella diversità. Quello che ci colpisce dei libri è infatti quello che non ci aspettiamo, sono le storie che non seguendo copioni predefiniti ci raccontano qualcosa che va oltre ai nostri pregiudizi e a quello che già sappiamo. Le persone sono dei libri da scoprire. Più sono inaspettate, imprevedibili, inspiegabili e più ascoltare le loro storie potrebbe essere un’esperienza estremamente arricchente anche per noi. 

   The Ordinary. La storia di una unbranded identity. 

In una categoria ossessionata dall’apparenza e dalla comunicazone, "The Ordinary" si concentra su quello che davvero dovrebbe interessare un consumatore di skin care: i principi attivi.

The Ordinary vuole differenziarsi sul mercato come un marchio funzionale di bellezza che offre tecnologie cliniche riconosciute ed efficaci, offerte a un prezzo equo e un pack trasparente e senza naming. Lo stesso posizionamento viene trasferito anche sugli Out of Home, studiati da  Uncommon Creative Studio e lanciati in  Canada, Stati Uniti e Regno Unito. The Ordinary sembra voler rilanciare il concetto di Less is More anche nella cosmesi, ma soprattutto sembra voler instaurare con i suoi consumatori un rapporto di fiducia, valore e trasparenza. Nel settore della bellezza, infatti,  l'integrità è rara. Alcune tecnologie ormai "ordinarie" sono ancora presentate come rivoluzionarie e offerte a prezzi ingiustificati, il che disturba il consumatore.

The Ordinary, escludendo tutto quello che si lega all’immagine,  si concentra sulla scientificità dei prodotti e su un messaggio che è un’intelligente provocazione. “I nostri scienziati sono dei pessimi copywriter. Per questo abbiamo deciso di non dare i nomi ai nostri prodotti”. I prodotti vengono infatti identificati solo dagli ingredienti e dai principi attivi che li compongono. E per proprietà transitiva, anche i consumatori si sentono acquirenti capaci di fare scelte consapevoli e intelligenti. 
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